
Frammenti di un discorso teatrale
Fernando Pannullo
I Pupi dei figli d'Arte Cuticchio
Filippo Verna Cuticchio
Francesco Bottai
Stefania Caudullo
Vittorio Cucci
Guia Zapponi

presentazione:
LA SOLITUDINE DEL SOGNATORE
Mi ha sempre incuriosito e affascinato, lavorando sulla figura di Don Chisciotte, quel vivere in una realtà del ferro e sognare l’età dell’oro, essere in bilico tra passato e futuro, come capita anche all’uomo di teatro oggi, legato alla sua cultura, alla sua necessità di rivolgere un discorso non massificato a poche centinaia di persone a sera, mentre sulla nostra testa passano messaggi per milioni di individui.
Tra passato e futuro, la vita è il presente, ed il presente rinnovato di questo nostro “Don Chisciotte”, con Pino Micol e Augusto Fornari, è nel viaggio, alla ricerca appunto della Fantasia e dell’Illusione, nel mondo del suo cervello.
Anche per questo accanto alla necessità di ricordare la natura “cavalleresca” del romanzo, ho cercato di privilegiare la natura “carnevalesca” che non solo distingue il cavaliere dalla triste figura e il suo scudiero Sancho Panza, ma anche la varia umanità che li circonda, impegnata in travestimenti e mutamenti continui, reali o apparenti. Mi sembra che “l’utopia teatrale” abbia nel Don Chisciotte e in Cervantes materia viva e immensa alla quale attingere a piene mani.
C’e da chiedersi se quella di Don Chisciotte fu vera follia. O piuttosto una consapevole ribellione al linguaggio e al comportamento pianificato che esclude o emargina alcune volontà o possibilità profonde dell’uomo. L’isola che Don Chisciotte vuole regalare a Sancho Panza resta una splendida realtà utopica difficile a vivere nella società che ci stanno, ci stiamo, costruendo intorno.
Così oggi più di ieri proviamo a ricordare come la figura di Don Chisciotte rappresenti la solitudine crescente del diverso, del “pazzo”, del sognatore, del poeta e di chiunque tenti di sfuggire all’omologazione del pensiero e dei sentimenti.





















