
Nino Formicola
Renato Marchetti
Eleonora D'Urso
Matteo Micheli

presentazione:
In "Cị che vide il maggiordomo" Orton riprende temi ricorrenti della nuova drammaturgia britannica (paura alienazione, omosessualità, violenza, potere) con uno stile personale che trova nel dialogo paradossale e arguto in parte influenzato da Wilde e dal teatro dell'assurdo un risultato espressivo notevole supportato da una costruzione dell'azione brillante e frenetica.
L'azione si svolge interamente e in tempo reale nello studio psichiatrico del dottor Prentice. Situazioni imbarazzanti, tentativi di seduzione, scambi d'identità aggressioni e inseguimenti.
In una folle corsa fatta di litigi, diagnosi affrettate e nascondimenti tra corsie e infermerie troviamo oltre al protagonista un apprendista segretaria un po' troppo ingenua la moglie nevrotica e ninfomane del primario, un allucinante e irreprensibile ispettore sanitario un giovane e maldestro fattorino d'albergo, un poliziotto con dubbie capacità investigative. In Cị che vide il maggiordomo il ritmo sfrenato delle battute e l’ossessione per la trama ricordano la struttura del vaudeville francese, e del teatro dada.
Orton si diverte a costruire un meccanismo ad orologeria che fa saltare qualunque certezza e stravolge tutte le logiche, con una grande sagacia linguistica tipicamente inglese, tratteggiando, peṛ, dei personaggi assolutamente credibili.




















